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Editoriali

 

1/2007

 

3.  Una soluzione per il Libano

Andrea Nativi, RID, n. 9, settembre 2006

 

Si torna a combattere in Libano, in quello che per Israele era diventato un fronte tranquillo, al punto da consentire una parziale smobilitazione e spostamento di attenzione su Gaza ed Hamas. E invece Hezbollah ha ripreso l'iniziativa militare, interrompendo quella tacita tregua d'armi che durava da diversi mesi. Il colpo di mano, ma soprattutto il rapimento di due soldati israeliani hanno rappresentato una provocazione che Israele ha considerato, giustamente, come un vero casus belli. I guerriglieri probabilmente volevano aumentare la pressione su Tel Aviv, dopo un analogo rapimento avvenuto a Gaza, ma hanno sbagliato i propri conti, perch la risposta Israeliana ha visto l'avvio di operazioni su vasta scala, ancora in corso nel momento in cui scriviamo.

Israele vuole risolvere una volta per tutte la questione Hezbollah ed per questo che resiste ai soliti tentativi di imporre un cessate il fuoco che in questa fase non potrebbe che avvantaggiare i combattenti del Partito di Dio.

Dal punto di vista del diritto internazionale Israele perfettamente legittimato ad agire in Libano: gli attacchi sono partiti da l, Hezbollah una formazione militare tollerata se non incoraggiata dal governo libanese, nella cui compagine siedono tre ministri dell'ala politica del movimento. L'Esercito Libanese non ha mai osato spingersi nella parte meridionale del Paese, per non parlare di assumere il controllo del confine o di disarmare i miliziani. E questo il punto: dopo il ritiro delle forze siriane dal Paese il passo successivo consisteva proprio nel disarmo di Hezbollah, sancito dalla risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza ONU del 2004. Lettera morta. Cos, magari su ispirazione dei suoi burattinai iraniani, i guerriglieri hanno pensato bene di riprendere le incursioni in Israele proprio quando questa impegnata a fondo sul fronte interno.

Una valutazione politico-strategica sbagliata. Con l'operazione SUMMER RAIN Israele ha reagito colpendo duramente Hezbollah, ma anche una serie di bersagli strategici in Libano. Il peso delle operazioni ricaduto principalmente sull'Aeronautica e sulla Marina e in particolare le forze aeree operano con un ritmo frenetico, impiegando sia munizionamento intelligente, sia armi convenzionali. Operazioni terrestri vengono condotte lungo l'intera estensione della fascia di confine e sono pesantemente supportate dall'artiglieria. Hezbollah risponde come pu, lanciando bordate di razzi contro i centri abitati in Israele, utilizzando anche i razzi a lunga gittata graziosamente forniti dall'Iran in questi ultimi anni.

E' evidente che Israele non in grado di stroncare un movimento di guerriglia con forte radicamento popolare con un'operazione militare, specie se condotta essenzialmente dal cielo e dal mare. Quello che pu ottenere, per, indebolire e logorare le capacit militari di Hezbollah e costringere le autorit libanesi e la comunit internazionale ad intervenire e affrontare il problema.

Hezbollah disponeva di un formidabile arsenale di razzi, forniti da Iran e Siria e giunti via terra attraverso la frontiera siriana, o con velivoli da trasporto. Una parte di questi razzi stata distrutta nei depositi, o mentre veniva spostata o approntata per il lancio. Altri razzi, al ritmo di un centinaio al giorno, vengono lanciati su Israele. Il problema razzi sar cos ridimensionato, ma non eliminato. Inoltre tutti i capisaldi della guerriglia nel Libano meridionale sono sistematicamente attaccati, espugnati, distrutti. I combattenti di Hezbollah sono valorosi e bene addestrati. Sono avversari che Israele rispetta. Ma quando formazioni di guerriglia accettano di dare battaglia e difendono le proprie postazioni si votano al suicidio. Una parte della popolazione sciita pronta a fornire nuove reclute, ma la sconfitta brucia e diverse delle altre forze che compongono il mosaico libanese non solo ne hanno abbastanza di subire le conseguenze degli atti di Hezbollah, ma sono anche pronte ad approfittare delle sue difficolt.

E al di l delle dichiarazioni di facciata, Hezbollah pu contare su un supporto poco entusiastico nel mondo arabo e musulmano. L'Iran come al solito strepita e fa il possibile, ma lontano. La Siria ha ottenuto un bonus politico accettando di ritirarsi dal Libano e non ha alcuna intenzione di subire una nuova lezione militare da Israele solo per difendere i miliziani di Hezbollah. Un conto era combattere per restare nella Bekaa e sostenere il dominio indiretto sul Libano, altro farsi fare a pezzi per difendere Nasrallah e i suoi uomini, anche se Teheran esercita formidabili pressioni in tal senso. Se non sar provocata e tirata per i capelli, Damasco rester a guardare. Quanto a Egitto e Giordania, non lesinano le critiche a chi andato a punzecchiare la tigre israeliana. E neanche gli altri protagonisti regionali sono intenzionati a sostenere una causa perdente, se non altro perch sponsorizzata dall'Iran.

Tanto pi visto che Israele non ha nessuna intenzione di invadere il Libano in forze, arrivando a Beirut o creando nuovamente una fascia di sicurezza. Ha gi fatto questa esperienza impiegando le proprie truppe o affidandosi alle milizie amiche libanesi e pagando un prezzo elevato in termini economici, politici e di vite umane. Molto, molto meglio se a risolvere definitivamente la questione sar la comunit internazionale. Nei desideri israeliani c' lo spiegamento di una forza multinazionale, possibilmente a guida NATO, che occupi una fascia profonda fino a 30 km di territorio libanese (mettendo fuori gioco almeno 2/3 dei razzi) in corrispondenza del confine. In questa zona non dovrebbero poter operare forze di Hezbollah. In un secondo tempo al posto delle truppe internazionali, potrebbe subentrare l'Esercito Libanese, ma questo passaggio potrebbe richiedere anni, non i pochi mesi indicati nel primo piano proposto dagli USA. Sia come sia, si tratterebbe di una soluzione splendida per Israele: permetterebbe di scaricare la responsabilit e i costi della difesa del suo confine pi pericoloso su qualcun altro. E se poi Hezbollah e simili creassero problemi, si potrebbe sempre colpire dal cielo o dal mare senza alcuna difficolt. Niente male. Ovviamente lo schieramento di una tale forza implicherebbe il via libera di tutte le parti in causa: Israele, governo libanese ed Hezbollah, e per ora la guerriglia si dice assolutamente contraria. Va escluso il compito di disarmare la guerriglia, ma certo l'incarico dovrebbe prevedere la possibilit di intervenire con mano pesante se qualcuno cercasse di violare il confine. Si tratta, quindi, di una missione difficile, che richiederebbe forze consistenti (almeno 20.000 uomini), con una forte dotazione di mezzi da trasporto e combattimento, supporto aereo almeno sotto forma di UAV ed elicotteri, regole di ingaggio robuste e una catena di comando e controllo capace di reagire con immediatezza in caso di guai. Esattamente il contrario di una forza notarile come l'UNIFIL attualmente presente in Libano.

Una missione non solo pericolosa, ma anche molto costosa. E nonostante si debba giocare praticamente nel cortile di casa di NATO e UE, non che i Paesi membri scalpitino all'idea di inviare le proprie truppe in Libano. In Italia, poi, le forze politiche si stanno gi scannando e c' un fronte composito che, per opposti motivi, vorrebbe evitare ogni coinvolgimento. Anche noi non siamo cos entusiasti. Ma temiamo che, se si muoveranno l'ONU, la UE e chiss chi altro, sar difficile restare alla finestra.

Se proprio non si pu evitare, almeno ci si preoccupi di conseguire un ritorno politico-strategico. Un forte intervento militare in Libano un "regalo" enorme a Israele. E' importante chiedere qualcosa in cambio, imponendo passi avanti nei rapporti con i Palestinesi a Gaza, in Cisgiordania e rilanciando il processo di pace, per non parlare di "dettagli" come l'abbandono di quelle fattorie di Sheeba al confine con il Libano, la cui contestata sovranit costituisce uno dei pochi pretesti per le azioni di Hezbollah. Insomma, cerchiamo di evitare di finire invischiati in un nuovo punto caldo, anzi, caldissimo senza ottenere qualcosa.

Un discorso che Israele non far fatica a comprendere, soprattutto se l'Europa parler con voce univoca.