Editoriali

 

2/2008

 

1.  Ridicule, Italia!

Andrea Nativi, RID, n. 2 Febbraio 2008

 

Lo giuro, questa volta volevo cimentarmi su un tema di politica estera, il difficile futuro del Kosovo, le ripercussioni sull'ancora fragile Bosnia... e invece i fatti di cronaca mi costringono ad occuparmi di questioni nazionali.

La notizia è indubbiamente ghiotta: l'intera flotta di cacciabombardieri AMX dell’Aeronautica Militare Italiana è stata abbattuta! Tranquilli, non si tratta di un'azione di combattimento, ma "soltanto" di un blitz giudiziario, scatenato alla vigilia di Natale dalla Procura della Repubblica di Cagliari.

Il colpo mortale è contenuto in un decreto, vergato il 18/12, richiesto dal PM e prontamente concesso dal GIP, con il quale si dispone la messa a terra, a scopo cautelativo, di tutti gli AMX dell'Aeronautica. Gli AMX sarebbero insicuri e quindi, per garantire l'incolumità degli equipaggi e soprattutto quella pubblica, gli aerei devono restare al suolo. Per quanto tempo... non è dato sapersi, presumibilmente fino a quando non saranno stati compiuti accertamenti tecnici che consentano di verificare la rispondenza dei velivoli ai criteri di sicurezza che il tribunale vorrà determinare. Intanto due Stormi sono di fatto eliminati, i piloti non volano e non si addestrano (con qualche possibile effetto spiacevole), per non parlare della perdita di capacità militari. Pensate se gli AMX fossero impegnati in operazioni di guerra, come accadde sulla Jugoslavia nel 1999. Con un paio di atti giudiziari del genere si può perdere un conflitto, senza che il nemico debba sparare un colpo!

Il sequestro ha suscitato una certa eco sulla stampa. Naturalmente a nessuno è venuto in mente di discutere se sia ammissibile che un giudice blocchi velivoli militari, neanche ci si è chiesti quale "urgenza" giustifichi un atto del genere ad appena 2 anni e tre mesi dall'incidente da cui ha preso le mosse il procedimento. Niente di tutto questo. Gli articoli erano tutti più o meno dello stesso tenore e se non arrivavano a descrivere l’AMX come un nuovo "fabbricante di vedove" e l’Aeronau­tica Militare come una banda di incoscienti assassini poco ci è mancato.

Ai lettori con buona memoria queste mie parole sembreranno un deja vu. Ed è proprio così, questa storia ha un precedente che riguarda sempre gli AMX, i quali un lustro fa furono nel mirino delle procure che cercavano di accaparrarsi, da Padova a Roma, una scottante e clamorosa inchiesta sugli AMX insicuri. Ce ne occupam­mo anche allora con un editoriale. Speravo che nel frattempo fosse cambiato qualcosa. E invece no. Il sequestro di sistemi d'arma e velivoli militari deve essere una passione non sopita in magistratura, visto che nel mirino sono poi entrati altri mezzi ad ala fissa e rotante, e nessuno ha stabilito qualche limite, dettato quanto­meno dal buonsenso.

Ed è su questi aspetti che vorrei soffermarmi, sulla possibilità, tutta italica, che un magistrato possa disporre il blocco dei mezzi delle Forze Armate... perché a suo avviso sono 'insicuri", piuttosto che diffondermi sul merito della vicenda. L’AMX non è un aereo molto fortunato, a causa di specifiche certo non lungimiranti, la solita interminabile gestazione, i cambiamenti in corso di sviluppo, alcune scelte sbaglia­te, l'impossibilità di aggiornare il velivolo tempestivamente (il programma MLU cancellato e ridotto al ben modesto ACOL attuale), l'incapacità finanziaria/operativa della Forza Armata di gestire una flotta consistente di questi aerei, etc. etc. Ci sono stati anche i noti problemi tecnici, da quelli strutturali a quelli del propulsore. In questo caso l'imputato è il canopy, che avrebbe la spiacevole tendenza ad andare in pezzi "spontaneamente". Un problema tecnico certo significativo, ma niente di drammatico. Tanto è vero che nei cinque casi di rottura del tettuccio che si sono verificati, solo in un caso si è arrivati a perdere un aereo, mai un pilota. L’AMX non ha neanche un tasso di incidenti spaventoso: siamo intorno a 0,75/10.000 ore di volo, e va considerato che la flotta è poco numerosa (oggi si tratta di 110 aerei, 70 dei quali operativi) ed ha volato poco (circa 160.000 ore a partire dal 1988). Ci sono stati 12 incidenti gravi, due terzi dei quali imputabili a fattore umano, che hanno provocato la morte di 5 piloti. Tassi di incidenti simili si riscontrano in altri aerei coevi monomotore. E l'F-16 in Italia viaggia su un tasso 1/10.000 ore.

Certamente i problemi al tettuccio sono noti da tempo e sono stati valutati dai competenti enti tecnici, a partire da Armaereo. Del resto un aereo militare è un po' diverso da un aereo civile, anche se la sicurezza è ovviamente importantissima, perché volare è di per sé attività rischiosa, perché sul tuo mezzo devi affrontare il nemico e perché nessun pilota aspira al suicidio. Gli aerei militari sono sicuramente più soggetti ad incidenti di quelli civili, perché gli si chiedono prestazioni e impieghi ben diversi. Per restare a due casi recenti, pensiamo al NIMROD britannico disin­tegratosi nei cieli dell’Afghanistan a causa di un incendio provocato da un difetto noto da vent'anni. Ci sono stati 14 morti, ma i NIMROD volano lo stesso, anche se con restrizioni. E che dire degli F-15 statunitensi, che si... spezzano in due? Messa a terra, poi in volo, poi a terra, poi restrizioni e ispezioni. Come accade da decenni in qualunque Paese al mondo... tranne l'Italia. Sono gli organi tecnici dei ministeri difesa che decidono se un velivolo può o non può volare, e se sì, con quali limiti e condizioni. E non c'è aereo militare che non sia stato oggetto di provvedimenti del genere. Ma la materia è riservata agli enti tecnici competenti, non a magistrati e a qualche perito. Lo stesso accade nel mondo dell'aviazione civile: gli enti tecnici investigano ogni problema, inconveniente, incidente, emanano raccomandazioni tecniche, impongono se del caso ispezioni, controlli, modifiche, cambiamenti di procedure, in casi estremi ordinano la messa a terra temporanea degli aerei di un certo tipo. In nessuna circostanza un simile intervento è deciso dalla magistratura. Ma ve lo immaginate un magistrato americano che a causa di un incidente ad un fucile mettesse sotto sequestro tutti i fucili d'assalto delle Forze Armate USA, con effetto immediato, sine die? O tentasse di bloccare tutti gli aerei, gli elicotteri, i mezzi corazzati, le unità navali coinvolti in incidenti, anche letali? La cosa è così assurda che non è neanche considerata come mera ipotesi di scuola.

In Italia è realtà. Bene inteso, purché si tratti di mezzi militari. Perché se ci spostiamo in altri ambiti, ecco che i magistrati diventano prudenti, prudentissimi. Risulta che un magistrato abbia mai ordinato la messa a terra di un aereo civile che ha evidenziato problemi tecnici? No? Come mai? E sì che scorrendo i bollettini dell'ANSV (per non parlare di quelli della FAA) di motivi di preoccupazione ne dovrebbero sorgere moltissimi. Non c'è scappato il morto? Beh, in qualche caso il morto c'è anche stato, ma non occorre un incidente mortale per avviare un'indagine e ordinare un sequestro "cautelare". Se valesse il principio “AMX” che accadrebbe? B737? A terra. ATR? A terra. MD-80? A terra. B767? A terra. A.320? A terra. Tutti. E non solo quelli italiani, che diamine! Andrebbero sequestrati anche quelli immatri­colati in altri Paesi che per ventura atterrassero in Italia (beh, il sequestro "al volo" sarebbe difficile, gli aerei in transito in aerovia scamperebbero).

E come mai nessun magistrato ha mai posto sotto sequestro un modello di automo­bile? Forse son tutte perfette? Forse non presentano mai difetti tecnici che provo­cano incidenti, anche mortali? Se il principio applicato agli AMX è valido, aspettatevi che un ufficiale giudiziario metta i ceppi alla vostra auto. Leggetevi i richiami effettuati dalle case automobilistiche e converrete. Altro che class action!

Ecco, questi paradossi dovrebbero far capire che, in tutto il mondo, certi provvedi­menti sono riservati ad organi tecnici militari e civili per ottimi motivi. La magistratura ha altre competenze e poteri. E non sarebbe male se il governo o il parlamento, specialisti in leggi e decreti omnibus, inserissero in uno dei vari obbrobri giuridici partoriti a getto continuo una norma che chiarisse per sempre la questione.

Poche note finali. Intanto notiamo che l’Aeronautica Brasiliana continua a volare con i suoi AMX, ma aspettiamoci un intervento del Ministro Mastella sul collega brasiliano affinché anche gli AMX carioca siano sequestrati.

Poi ci sia consentito ripeterci. Sarebbe bene che il Ministero della Difesa stipulasse assicurazioni, contro tutto, a forfait, come fa il Pentagono per i caduti/feriti in azione. Ne vale la pena. Si eviterebbero processi e il blocco di mezzi e reparti. E si risparmierebbe. Tanto più visto che comunque alla fine, causa di servizio o meno, colpa o non colpa, prescindendo dal nesso di causalità, gli indennizzi si pagano lo stesso. Vedasi il caso uranio impoverito.